Seminario – Il Nuovo Fisco – 9.12.2025 | 16-18

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Area Evangelizzazione

Come affermava Papa Francesco, tutti siamo chiamati a questa nuova «uscita missionaria». Tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: «uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo».

In una fase di profondo cambiamento sociale ed ecclesiale, nel quale viviamo, hanno ancora senso le missioni al popolo? Perché oggi il Vescovo o il Parroco dovrebbero proporre un’esperienza di missione alla propria gente? Che senso ha la missione oggi, dove i social media e le piattaforme web sembrano sostituire progressivamente i metodi tradizionali?

Personalmente ritengo, anzitutto, che la missione sia una possibile reazione e non soluzione ad una crisi così largamente diffusa, non solo a livello ecclesiale ma anche e soprattutto a livello sociale e che la Chiesa, inevitabilmente, risenta e viva questa crisi in quanto profondamente incarnata nella società e non estranea. Non parlo di «crisi della Chiesa», ma di «crisi nella Chiesa», proprio per sottolineare che questa riguarda la componente umana e non quella divina della Sposa di Cristo. La causa di questa crisi nella Chiesa non è da ricercare solo nello scandalo degli abusi. Essa è molto più ampia e profonda. Essa vive una crisi di fede che non è tanto evocare una teoria ma al contrario è non lasciarsi sfidare, provocare e coinvolgere dal Vangelo di Gesù di Nazaret; è pensare che una cosa sia il Vangelo, un’altra cosa sia la fede. La fede  sarebbe così ridotta a un moralismo pleonastico. Una crisi di persone, sempre meno presenti e interessate alla vita ecclesiale; una crisi di comunicazione, di credibilità, di identità, di comunione.

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Documenti:

Membri

L’Area è composta dagli stessi membri dell’Area Giuridica e si avvale della collaborazione di esperti in altre discipline.

Testi pubblicati

Gli Istituti Religiosi nella Riforma

Per le loro caratteristiche istituzionali e in conformità al proprio carisma, gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica (d’ora in poi, “Istituti”) svolgono tradizionalmente numerose attività previste dalla Riforma come proprie del Terzo settore. Così, le opere di assistenza configurano, nelle parole della Riforma, «interventi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie»; le opere di carità possono essere qualificate come «interventi e servizi sociali», «integrazione sociale dei migranti» e «cooperazione allo sviluppo»; le opere educative, interventi di «educazione, istruzione e formazione professionale, compresa la formazione extrascolastica per la prevenzione della dispersione scolastica» (art. 5 CTS; art. 2 DIS). L’accesso al sistema regolato dalla Riforma non può, tuttavia, avvenire in modo immediato. Gli Istituti appartengono, infatti, al diverso ordinamento, indipendente e sovrano, della Chiesa Cattolica e, quando svolgono attività diverse da quelle di religione o di culto, in conformità agli accordi concordatari, sono soggetti alle leggi dello Stato italiano nella misura in cui nell’applicazione della legge statale vengano rispettate la loro struttura e la loro finalità (art. 7, co. 3, Accordo tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede del 18 febbraio 1984).

Dott. Flavio Pizzini, Dottore commercialista in Milano, flavio.pizzini@studiopizzini.it

Dott. Gabriele Sepio, per le Politiche fiscali della sussidiarietà e del Terzo settore; Diritto tributario del Terzo settore; Diritto e fiscalità degli enti religiosi e dei “rami” del Terzo settore, 

gabriele.sepio@e-ius.it

Dott. Massimo Merlini, Consulente CNEC e consultore del Dicastero della Santa Sede per gli Istituti religiosi, massimo@merliniemerlini.com

P. Pierluigi Nava SMM, Osservatorio Giuridico; email: piernava@gmail.com

Università Pontificia Salesiana - Nuovo Corso di Laurea

Laurea in Management e Diritto degli ETS e dell’Economia Sociale

Il primo ciclo di Baccalaureato in Management e Diritto degli Enti del Terzo settore e dell’economia sociale, di durata triennale (6 semestri), intende formare professionisti in grado di operare, sia a livello direzionale che tecnico operativo, in Enti del Terzo settore e in Enti Religiosi, con l’attitudine a risolvere problemi sociali, economici, finanziari, giuridici e tributari, grazie ad una formazione non solo tecnica ma anche particolarmente attenta alle dimensioni umanistica, relazionale e culturale.

Le figure professionali sono, esemplarmente, quella del manager ed esperto: nella cultura del bene comune e del volontariato; nell’amministrazione e rendicontazione; nella progettazione sociale e nel fundraising; nella pianificazione finanziaria e fiscale; nell’area della comunicazione e marketing. Per informazioni, scrivi a: terzosettore@unisal.it  – tel. 06.87290.229 – WhatsApp 340 730 5811

Atti

Il nostro è un lavoro d’equipe, un lavoro molto difficile, ma molto più fecondo perché frutto di comunione. È un lavoro che ci rende esperti di comunione capaci di passare dall’aspetto giuridico a quello relazionale, da quello istituzionale a quello famigliare. Facilita il confronto e la lettura della situazione e permette di prendere orientamenti formativi mirati e puntuali. Questo modo di lavorare crea una «cultura formativa» e facilita il consolidarsi della consapevolezza che, per formarsi, occorre entrare in un processo formativo personale continuo e responsabile.

Papa Francesco nella sua Esortazione Apostolica sulla santità, Gaudete et exsultate, ricorda che i consacrati sono uomini e donne afferrati da Dio e per questo «la Chiesa non ha bisogno di tanti burocrati e funzionari, ma di missionari appassionati, divorati dall’entusiasmo di comunicare la vera vita. I santi sorprendono, spiazzano, perché la loro vita ci chiama a uscire dalla mediocrità tranquilla e anestetizzante» (Francesco, Gaudete et Exsulatate, Esortazione Apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, Roma 2018, n. 138).

La ricaduta formativa di questo invito è molto forte anche per noi perché si tratta di formare, costantemente, consacrati appassionati, entusiasti e convinti nella loro relazione con Cristo, centro e fondamento di ogni chiamata. Solo così possiamo essere religiosi fedeli e perseveranti, capaci di contagiare e attrarre al fascino della persona del Signore.

La proposta che più ha segnato il lavoro dell’area in questi ultimi quarant’anni è stata certamente quella di Collevalenza. L’appuntamento di Collevalenza è stato in questi anni un punto di riferimento nazionale, e non solo, per la formazione dei consacrati. Collevalenza non è stato solo un Convegno, ma un appuntamento di fraternità desiderato, atteso e vissuto con quella gioia piena che manifesta sempre la bellezza di appartenere a Cristo! Collevalenza ha segnato la vivacità della riflessione e della proposta formativa di questi anni: basta scorrere i titoli o prendere in mano gli Atti dei convegni per capire la qualità della proposta. Semplicemente riporto questi titoli come dimostrazione del percorso creativo di questi anni:

  • 1982: Formazione alla Vita Religiosa
  • 1983: Il formatore dei Religiosi nella Chiesa oggi
  • 1984: La formazione al noviziato oggi
  • 1985: Il cammino nello Spirito
  • 1986: Unità di vita e formazione religiosa
  • 1987: Formazione al discernimento nella vita religiosa
  • 1988: Consacrazione, Voti e formazione
  • 1989: La preparazione al Noviziato
    •  La proposta vocazionale alla vita religiosa
  • 1990: I protagonisti della formazione alla Vita Religiosa
  • 1991: L’accompagnamento alla Vita Religiosa
  • 1992: Mi ha consacrato… mi ha mandato
  • 1993: Nuovi giovani, nuove vocazioni, nuova formazione
  • 1994: Stagione di “Esodo”: dall’itinerario vocazionale alla comunità apostolica
  • 1995: Il Noviziato oggi
    •  Giovani: un dono per la Vita Religiosa
    •  Crescere in Sapienza
  • 1996: Giovani in cammino
    •  Una grande storia da costruire: Spiritualità apostolica e formazione
  • 1997: La religiosità dei giovani oggi
  • 1998: Vivere insieme. La comunità religiosa: sfide e proposte
  • 1999: Tra Babele e Pentecoste. Per una nuova qualità della Vita Consacrata
  • 2000: Condivisione dei carismi. Anima e vita della Chiesa
  • 2001: Sinergia di comunione. Insieme di fronte alle nuove esigenze di animazione e di formazione  
  • 2002: Protesi verso il futuro… per essere santi
  • 2003: Nel solco del territorio
  • 2004: Collaborare nel tempo delle diversità
  • 2005: L’Eucaristia guarigione del nostro amore
    •   La dimensione educativa del mistero eucaristico
  • 2006: Mistero pasquale mistero nunziale e vita consacrata – Animazione vocazionale, formazione iniziale e permanente
  • 2007: Il cuore della legge e le leggi del cuore – Attualità dei Consigli Evangelici
  • 2008: Obbedienza tra libertà e appartenenza
  • 2009: Liberi per condividere – Riscoprire la povertà evangelica
  • 2010: Nell’Eros dello Spirito Eunuchi per il regno – Riscoprire la verginità evangelica   
  • 2011: Attraversare le ferite della comunione
  • 2012: Amare sempre o amare per sempre? – Profezia della fedeltà creativa
  • 2013: Fragili e/o forti – Nuove domande per la Vita Consacrata
  • 2014: Custodire per essere custoditi
  • 2015: Legami di amore – Vita consacrata e famiglia: reciprocità formative
  • 2016: …Noi, però, abbiamo un sogno – Dall’Amoris laetitia nuovi stili di umanizzazione nella vita consacrata
  • 2017: Silenzio. Ascoltiamoli! – Formare i giovani correndo insieme verso il
    •  Risorto
  • 2018: La Parola e le parole… ma le parole cambiano – Educarsi ai nuovi
    •  Linguaggi
  • 2019: Insieme senza esitare – La Vita consacrata tra diversità generazionali e culturali 
  • 2020: Vita Consacrata: laboratorio di nuova umanità – verso quali prospettive?  
  • 2021: C’è dell’oro in queste ferite – Traumatizzati o trasformati?
  • 2022: Chiesa Inquieta: ascolta e cammina!: Vita consacrata e presenza profetica sinodale
  • 2023: Resistenza e Resa in un tempo di trasformazione

Atti

1. Vademecum per i Superiori Maggiori Ordinari

Nel Vademecum sono presi in considerazione solo ed esclusivamente i Superiori maggiori degli IR e delle SVA clericali di diritto pontificio (due condizioni che si devono dare simultaneamente); si tratta dei Superiori maggiori che hanno almeno la potestà esecutiva ordinaria: questi soli per il diritto sono anche Ordinari (cf can. 134, § 1). Alla luce di questo, si deve tenere sempre presente sia che la verifica della realizzazione di un tale requisito si dà nelle Costituzioni del proprio Istituto, quindi sono esclusi tutti i Superiori maggiori degli Istituti non clericali e non di diritto pontificio, sia che, ovviamente, i Superiori maggiori che sono Ordinari hanno anche tutta la potestà, con i doveri ed i diritti annessi, che hanno tutti Superiori maggiori che non sono Ordinari in quanto il loro Istituto non è clericale oppure è di diritto diocesano.
I soggetti in senso vero e proprio della potestà del Superiore maggiore Ordinario sono i religiosi che emettono la professione temporanea e perpetua nell’Istituto, secondo quanto stabilito dal diritto universale, dal diritto proprio e dal diritto particolare. I novizi dipendono dall’autorità del Superiore Maggiore come tale, cioè anche quando questi non è Ordinario, secondo il diritto universale e il diritto proprio. Quindi i Superiori maggiori che sono per il diritto Ordinari, lo sono verso i propri religiosi in modo diretto e immediato, anche se in specifici casi e/o per competenza, essi dovranno rivolgersi ad un altro Ordinario, diverso da quello proprio, o di grado gerarchico superiore.
Dal punto di vista legislativo e dottrinale oggi tutta la problematica risulta alquanto delimitata perché concerne solo una parte degli IR e delle SVA, cioè quelli clericali di diritto pontificio i cui Superiori maggiori sono Ordinari (cf can. 134, § 1) e hanno nei confronti dei loro membri almeno la potestà ecclesiastica esecutiva ordinaria (cf can. 596, § 2). Quindi, l’approfondimento sulla figura del Superiore maggiore in quanto Ordinario dovrà essere rivolto principalmente in riferimento all’ aspetto gerarchico della Chiesa, toccando così la questione complessa e delicata riguardante la natura della potestà negli IVA, non dimenticando, però, che la vita consacrata sebbene non riguardi la struttura gerarchica della Chiesa, appartiene indiscutibilmente alla vita ed alla santità della Chiesa (cf can. 207, § 2) ed è anzi espressiva della sua stessa natura. Questo significa che la vita della Chiesa non si esaurisce nella struttura gerarchica, quasi fosse composta unicamente da ministri sacri e fedeli laici, ma fa riferimento ad una più ampia ed articolata struttura fondamentale carismatico-istituzionale (cf Lumen gentium, n. 44; can. 574, §1; Vita consecrata, n. 29). In questo contesto, allora, deve trovare la collocazione ed il suo ruolo specifico il Superiore maggiore nel caso in cui sia anche Ordinario: espressione propria e specifica dell’unica potestà che viene da Cristo in favore dell’unica Chiesa da Lui fondata.

2. Riorganizzazione delle circoscrizioni degli IVC SVA. Normativa canonica e civile

La Nota sulla riorganizzazione delle circoscrizioni dei nostri Istituti, anche se tratta della questione da un punto di vista eminentemente giuridico, prende anche atto e si confronta con un processo storico in corso e che, con alterne vicende, ha attraversato tutto l’ultimo cinquantennio: il ridimensionamento/riorganizzazione delle istituzioni di vita consacrata, specie – ma non esclusivamente – per il calo delle vocazioni, per la crescita dell’età media, per il cambiamento culturale che rende “inadeguate” alcune opere tradizionali […]. Del resto, «il binomio declino-rinascita attraversa tutta la storia della vita religiosa con ritmi ora lenti, ora repentini e talvolta con esiti fatali; binomio che coniuga lucida consapevolezza e sofferto smarrimento. Binomio che si inscrive in quella che si potrebbe chiamare attitudine alla metamorfosi della vita religiosa […]. Grazie a questa capacità di meta-morfosi la vita religiosa attraversa i tempi […] per abilitarci al cambiamento e a non subirlo, anzi a valorizzarlo come risorsa cognitiva atta ad intercettare il nostro kairòs nella storia della salvezza» (P.L. NAVA, Introduzione, in Vita Consacrata 46 (2010) n. 6, 484-485). Infatti, la riorganizzazione delle circoscrizioni, anche se talvolta effettuata con fatica e dolore, può diventare l’occasione per operare scelte che rilancino le nostre presenze nelle Chiese locali in chiave carismatica, promuovendo la qualità della vita evangelica e la testimonianza dei consacrati.

3. Convenzioni tra Diocesi/Parrocchie e IVA o SVA

Gli Schemi-tipo delle convenzioni tra diocesi/parrocchie e Istituti di vita consacrata e Società di vita apostolica raccolgono l’esperienza della costruttiva collaborazione pastorale e del cammino sinergico tra la CEI, la CISM e l’USMI, tramite il lavoro attento e propositivo della Commissione Mista (Vescovi-IVA e SVA) e la perizia degli uffici giuridici.
Le convenzioni elaborate da CEI, CISM ed USMI sono sette (Schema-tipo: affidamento parrocchia territoriale/personale, parrocchia territoriale con annessa missio cum animarum, parrocchia territoriale con annessa parrocchia personale, rettoria, rettoria con annessa missio cum cura animarum, santuario, pluriservizi) e rappresentano un vero vademecum che semplifica, unifica e offre riferimenti certi per una effettiva intesa pastorale, espressione del valore teologico, ecclesiale e giuridico delle mutue relazioni tra vita consacrata e diocesi e/o parrocchie.
Consapevoli che il futuro si costruisce insieme, preservandoci «dalla malattia dell’autoreferenzialità» (FRANCESCO, Veglia di Pentecoste con i Movimenti e le Associazioni laicali, 18 marzo 2013) abbiamo bisogno di ristabilire un virtuoso circuito di reciproca parola scambiata (COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Il “sensus fidei” nella vita della Chiesa, 13 luglio 2014). Sarà forse questo il vero ambito relazionale in cui cominciare ad esercitare la gioiosa fatica di diventare un Popolo, nella corresponsabilità, nell’ascolto e nella parola, nell’umiltà e nella dignità, nella fraterna compagnia dei nostri Pastori.

Membri

L’Area Giuridica è composta da:

  • Luigi Sabbarese, CS, Coordinatore
  • Sr. M. Louise O’Rourke, PDDM
  • Sr. Mary Ann Mariavilla, FSC
  • Bruno Esposito, OP
  • Avv. Carlo Fusco
  • Sergio La Pegna, DC
  • Leonello Leidi, CP
  • Lorenzo Lorusso, OP
  • Vincenzo Mancusi, OFMCAP
  • Agostino Montan, CSJ
  • Vincenzo Mosca, OCARM
  • Francesco Panizzolo, OFMCONV
  • Francesco Romano, OCD

Testi pubblicati

  • 2014: Il patrimonio stabile. Novità, significato, ricezione di un istituto a tutela e garanzia dei beni ecclesiastici, Roma 2014
  • 2015: Questioni attuali per vita e il governo degli Istituti di vita consacrata, EDB, Bologna 2015
  • 2017: Questioni attuali per vita e il governo degli Istituti di vita consacrata (nuova edizione), EDB, Bologna 2017
  • 2023: I Superiori Maggiori, la riorganizzazione degli Istituti, le convenzioni con diocesi e parrocchie. Una guida, EDB-Il Portico, Bologna 2023
  • 2024: Gli abusi negli Istituti di Vita Consacrata e nelle Società di Vita Apostolica (Orientamenti per i Superiori Maggiori)

La scuola italiana nutre il desiderio di garantire un’offerta formativa valida, adeguata ai tempi, capace di porre nelle mani degli studenti gli strumenti necessari per dare il loro contributo nel mondo di oggi e in quello di domani. Mai bisogna dimenticare che, alla fine di tutto, quello che conta è ciò che sta alla base: i ragazzi, i giovani.
Chiaramente occorre fare i conti con la realtà e reperire i fondi necessari per realizzare i progetti ideati; non è cosa facile per nessuno dei due rami della scuola pubblica, ossia la scuola statale e la scuola paritaria. La scuola statale deve fare i conti con un sistema articolato che, sovente, si perde nei mille rivoli della burocrazia e dello spreco; la scuola paritaria, con l’annoso problema della mancata garanzia per i genitori di scegliere liberamente la scuola per i loro figli, ossia a costo zero. Per queste ragioni, da anni, proponiamo l’idea del costo standard, ossia una quota capitaria che lo Stato deve assegnare ai genitori per la scelta della scuola statale o paritaria che sia, esigendo un’attenta rendicontazione, perché questa opzione sembra l’unica strada percorribile per garantire un sistema scolastico rinnovato, libero e non discriminatorio. Attualmente chi può sceglie, accettando di pagare due volte la formazione (la retta e le tasse per un servizio di cui non beneficia), chi non può si accontenta. In questa forma, il grande valore del pluralismo educativo, che vuole lo Stato non gestore unico e controllore dell’educazione dei giovani, è gravemente minacciato e lo Stato gestisce il settore istruzione, lo controlla e lo finanzia con tutte le conseguenze negative che conosciamo a livello educativo, economico e sociale.

I dati più volte richiamati dalla CISM (Conferenza Italiana Superiori Maggiori) e dall’USMI (Unione Superiori Maggiori d’Italia) dipingono uno scenario che, definire allarmante, è inesatto, perché in tante regioni, in particolare nel Sud e nelle periferie del Paese Italia, il pluralismo educativo è ormai scomparso -unici in Europa insieme alla Grecia- e l’unica azione che rimane è auspicare l’impegno di nuovi fondatori di scuole paritarie che diano nuove chance a quei territori.
L’onestà intellettuale che da sempre ci caratterizza ci induce, però, a guardare anche a ciò che di positivo è stato compiuto negli anni e che ha portato, negli ultimi mesi, a compiere passi in avanti verso un sistema scolastico sempre più plurale.
Il cammino iniziato con i Ministri Stefania Giannini, Valeria Fedeli e Patrizio Bianchi è culminato con l’opera del Ministro Valditara il quale, sin dal suo insediamento, si è mostrato attento e sensibile alla questione della libertà educativa. È giusto richiamare i provvedimenti attuati per volontà del Ministro per non cadere nel pericolo di non riconoscere i segnali positivi, chiudendoci in un pessimismo intellettualmente ingiusto. In particolare vogliamo ricordare: la costituzione di un Tavolo tecnico sulle paritarie che sta lavorando per individuare lo strumento tecnico-giuridico e le modalità più adatte attraverso le quali provvedere al rimborso del costo medio per alunno, prendendo spunto, in parte, anche da quanto avviene per le strutture convenzionate private che erogano le prestazioni del SSN – la costituzione di un Tavolo permanente presso la CEI al fine di dare corso alla definizione dell’Intesa, prevista dalla normativa vigente, per attivare le procedure di reclutamento degli insegnanti di religione cattolica. All’esito dei lavori del Tavolo si è giunti, nel gennaio 2024, alla sottoscrizione della citata Intesa – la possibilità per i docenti non abilitati in servizio da anni presso le scuole paritarie di conseguire l’abilitazione, misura essenziale per garantire il fondamentale principio della continuità didattica – l’indizione di concorsi per i docenti di Religione cattolica – la stabilizzazione dei contributi sui disabili che da euro 1700 sono passati a circa 7000 – la semplificazione delle procedure per lo stanziamento dei contributi per le scuole paritarie con l’importante risultato che tali contributi arrivano entro i mesi di giugno e di luglio, tempistica certa e assai più favorevole rispetto al passato quando essi arrivavano ad agosto o a settembre, creando non poche difficoltà ai Gestori che dovevano pagare gli stipendi ai dipendenti in mesi in cui non vengono incassate le rette (che la scuola paritaria è costretta chiedere – ricordiamolo – per potere continuare l’opera educativa) – sempre sul fronte contributi è da segnalare che per l’esercizio corrente 2024 sono stati stanziati complessivamente euro 57,5 milioni in più rispetto allo stanziamento previsto per l’esercizio finanziario precedente – la possibilità aperta alle scuole paritarie di accedere ai finanziamenti del PNRR e ai PON, una grande opportunità e una misura determinante per migliorare la qualità dell’offerta formativa.

Una menzione particolare merita l’impegno del Ministro Valditara di introdurre il buono Scuola su tutto il territorio nazionale, seguendo il modello lombardo della dote Scuola, che tanto ha contribuito a garantire il pluralismo educativo in Lombardia, con risultati scolastici pari a quelli degli studenti europei. Certamente la meta da raggiungere rimane sempre la stessa: i genitori italiani possano scegliere liberamente per i loro figli la scuola da frequentare, che la scelta della scuola pubblica paritaria non comporti il pagamento della retta, avendo già pagato le tasse. Questo rimane l’obiettivo: la garanzia di un principio a tutela dei genitori e dei cittadini. La scuola paritaria non chiede denaro, non combatte per difendere un privilegio; la scuola paritaria chiede che sia tutelato il diritto alla libertà educativa dei genitori, dalla quale discendono il pluralismo educativo, la libertà di insegnamento, la libertà di apprendimento. Un diritto dal quale derivano tre libertà. Già questo fa capire l’urgenza di una situazione che va sanata.
Tuttavia, non possiamo non riconoscere quanto di positivo è stato compiuto per volontà di chi ora è al vertice della scuola italiana e che, con coraggio per nulla scontato, promuove misure a tutela di un diritto che per troppi anni è stato non solo negato ma neanche riconosciuto. CISM ed USMI, come gestori di un settore importante della scuola pubblica paritaria, vogliono restare uniti e in collaborazione con tutti coloro che ricercano questo fondamentale diritto attraverso forme di dialogo e senso civico della cosa pubblica. Ce lo chiedono gli studenti, i genitori, gli insegnanti. Ce lo chiedono i Fondatori delle nostre Congregazioni che, lungo i secoli, hanno compreso che la formazione dei giovani è l’unica opportunità per trasformare la società e costruire un Paese libero e solidale tenendo conto dei valori del Vangelo.

Atti

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